“PERIFERIE” D’ITALIA

Posted on 31 Dicembre 2008. Filed under: Società |

Il panorama culturale italiano, specialmente nell’ultimo decennio, è caratterizzato da iconografie e modus vivendi tipicamente settentrionali, fatta eccezione per qualche strascico “romano” dovuto quasi esclusivamente alla presenza invasiva dei “salotti” capitolini in campo politico-istituzionale. Il Mezzogiorno d’Italia, obbiettivamente, ha perso quella sorta di leadership culturale che gli garantiva “un posto al sole” perlomeno in ambito accademico, letterario e di costume. A far notizia e ad avere visibilità, oggi, non è l’attore napoletano o l’intellettuale siciliano: sono le montagne d’immondizia e le guerriglie urbane, la disoccupazione e il malessere emozionale le vere “guest star” dell’agenda setting caratterizzante la disquisizione circa il meridione. I costumi sono cambiati anche nella grande televisione pubblica e commerciale, nella musica, nel teatro e nell’industria culturale in genere: la lingua più gettonata è il milanese e non più, come una volta, il napoletano. Ma perché accade tutto questo? Le cause sono molteplici e di varia natura; elencarle tutte sarebbe un’impresa titanica, figurarsi tentare di capirle e risolverle. Certo c’è la malavita. C’è povertà. C’è ignoranza. Queste sono tutte concause che convogliano la questione in un unico grande contenitore. E’ la “chiaroveggenza” (in senso strettamente intellettivo e non parapsicologico o divinatorio) quella che manca, cioè la capacità di acquisire conoscenze di eventi e luoghi lontani nel tempo e nello spazio: sostanzialmente manca lo sguardo sul futuro e sul mondo, la peculiarità di ibridarsi con nuove forme di globalizzazione e di aspettative individuali e collettive. Gli ancoraggi psicologici che attanagliano una possibilità di crescita onnicomprensiva della realtà del Sud stanno in questa dicotomia simbiotica; ciò si traduce quindi in impotenza e soprattutto incomunicabilità: il Sud non sa più raccontarsi, farsi capire dal mondo, carpire e tradurre gli input esterni per farli propri arricchendoli con la unicità delle sue caratteristiche passionali, viscerali, che hanno arricchito tutta l’umanità. Ormai ci si limita a vivere uno stato anencefalo e neurovegetativo, rifugiandosi oniricamente in una ipotetica età dell’oro remota, retaggio di un passato per certi versi glorioso, per altri similar-decadente alla realtà attuale. Con i neomelodici e gli pseudo-intellettuali non c’è futuro, o almeno non può esserci un futuro culturalmente dignitoso. Sembra non esserci speranza, ma guardando il fermento culturale salentino (una delle poche eccezioni) e il positivissimo riscontro che questi ha a livello nazionale e globale, una possibilità di risveglio e rilancio sociale esiste anche per questo Sud. Ora bisogna saperla cogliere e tradurla in idee, concetti e, soprattutto, fatti.

di Gianpaolo Faia 

(per gentile concessione di “Altirpinia”)

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One Response to ““PERIFERIE” D’ITALIA”

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Io credo che senza dubbio la cultura meridionale stia vivendo un momento di scarsa popolarità, anche a livello internazionale per le vicende di Napoli;
tuttavia l’Italia è uno stato unito e si sta andando verso una unità culturale del sud con il nord. Oggi non è più possibile distinguere un ragazzo lucano da uno piemontese per come ragionano; il voler negare questo inevitabile processo è addirittura pericoloso per il sud, paradossalmente credo che i meridionalisti siano tra i primi responsabili della disfatta del sud e
della diaspora del suo popolo, perchè fanno in
modo che mai venga pronunciato un mea culpa, e
la situazione negli anni è precipitata fino a
creare questo vittimismo meridionale, questo
atteggiamento di chi pensa che tutto gli sia
dovuto.
Le tradizioni e la storia vanno di certo
difese e salvaguardate di più, ma sia tempo, credo,
di iniziare a costruire finalmente l’Italia, per davvero.


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