LA BABELE DEGLI STILI

Posted on 7 Novembre 2008. Filed under: Società |

La bolla speculativa finanziaria che anima le Borse di tutto il mondo, a partire da quella di Wall Street, si è rivelata essere un castello economico costruito sul nulla, basato su fondamenta di cartapesta e titoli azionari “fittizi” che non poggiano su un reale background di produzione tangibile. Una novella Torre di Babele costruita dagli uomini, destinata a collassare su se stessa a causa di una mancata regolamentazione normativa e di una presunzione speculativa protratta verso una improbabile crescita economica non-stop, la quale non ha mai avuto presente lo stato di salute dell’economia reale. Personaggi come i cosiddetti “furbetti del quartierino”, arrembanti finanzieri senza scrupoli e senza regole (finiti per lo più dietro le sbarre) sono lo specchio di questo nuovo mondo finanziario che, volente o nolente, è destinato a implodere e deflagrare attirando a se le macerie di coloro i quali orbitano intorno a tali situazioni, che siano essi complici o gente comune. Il caos normativo è un caos civile e civico, un annichilimento del “comune sentire” che dovrebbe essere alla base di una società moderna e paritaria. Tutto ciò non può non avere ripercussioni sullo stato d’animo delle persone, che sempre più spesso si sentono perse e abbandonate in questa sorta di giungla-labirinto che è la nuova società delle megalopoli. Le espressioni di tale disagio sono le più disparate, e vanno da un isolamento anonimo e taciturno ad un vorticoso susseguirsi di azioni nonsenso che non vanno a far altro che avallare le tesi della “psicologia della folla” (che vede l’uomo come un essere che, perso nelle masse amorfe, perde qualsiasi tipo di inibizione fino a regredire in uno stadio pseudo-bestiale). Questa perdita di riferimenti e di ideologie, questa caotica ricerca di un senso, va a produrre un reticolato fittissimo di forze e contaminazioni che creano ibridi, forme variegate di espressioni e convinzioni che spesso non hanno una base reale su cui poggiarsi, finendo così per scemare nella vacuità. Ciò accade intorno a noi e lo possiamo constatare ogni giorno e in varie forme. Basta accendere la radio e ascoltare, ad esempio, le miriadi di canzoni che si susseguono e si accavallano in un eterno ritorno, diverse all’apparenza ma in fine uguali a se stesse nella sostanza, che molto (troppo) spesso è pari a zero. Una reale “Babele degli stili” costruita artificiosamente per non dire e comunicare nulla, finendo col parlare lingue diverse e inconciliabili tra loro non per palese incomunicabilità lessicale, ma per mancanza di concetti e contenuti reali.

 

di Gianpaolo Faia

Per gentile concessione di Altirpnia

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