A LUCI SPENTE

Posted on 1 Novembre 2008. Filed under: Attaccabrighe, Rancorosi e bastardi di Luigi Capone, Diario di bordo |

 

Sono rimasto senza una lira. Mi devo campare fino a domenica.

Nel frigo c’è un po’ di roba e un paio di birre, ma ho paura che non mi bastino . L’unica cosa triste di stare in questa città è quando ti manca da bere, anche bar notturni non ce ne sono troppi.

Quando non bevo poi rischio di dare anche troppa importanza alle donne, e poi inevitabilmente mi ubriaco peggio di prima.

Questa tipa  che ho conosciuto all’università si chiama Lisa, non lo so nemmeno io se scopiamo o se siamo amici o se già è finita. Comunque devo dire che è proprio una bella fica. Ha capelli ricci castani e occhi castani, e un bel corpicino.  La chiamo ogni due giorni e poi capita che ci mettiamo a passeggiare , e lei mi fa vedere i suoi dipinti, e io le faccio leggere le cose che scrivo. Ogni volta però se ne và sul più bello, ha quella indifferenza e interesse tipico delle donne,   e allora  passo i pomeriggi tra libri e suonate di blues, e corse nella panda blu, il carro armato, col telefonino spento.

Orario di uscita, 11:30, quando l’atmosfera qua è già più calma, sono andati a letto quelli che il giorno dopo vogliono dare il massimo di sé per produrre nella società. E allora metto in moto la panda e giro per i bar.

Non mi ricordo da quant’è che nessuno mi chiama, che nessuno mi cerca, ci faccio caso quando riaccendo il cellulare.  Mi hanno mandato una lettera suicida per sms, poco grave, un’altra cazzata.

Passo queste notti curvo, negli angoli, a osservare la gente e a bere Jameson, una marca di whisky irlandese. 

Ma è verso l’una che poi fai qualche bell’incontro, e trovi un compagno di bevute, e ci si siede insieme al tavolo a parlare della vita, e dei propri guai. Una serata del genere vale più di trenta giorni passati a studiare.

Cammino furtivo sotto i lampioni, mi nascondo, fumo e vado in fumo, cammino ma non so dove vado. Mi ricordo di quei colori vivi e forti, che chissà dove sono finiti, ora c’è solo il grigio.

Che l’inferno e l’aver abbandonato la speranza ma anche ripetere lo stesso dolore all’infinito, allora è lì che sono, ma è un inferno dolce, ho amici, anche se li perdo di vista, e ho una donna, anche se non si fa sentire, ho due chitarre, e ho ancora della benzina nel serbatoio della panda.

di Luigi Capone

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