IRPINIA BLUES

Posted on 15 Luglio 2008. Filed under: Attaccabrighe, Rancorosi e bastardi di Luigi Capone, Irpinia 2.0 | Tags: |

Le stelle si vedono benissimo nella valle dell’Ofanto e del Calore e sembrano più grandi.

Non si direbbe che in queste valli c’è qualcuno che ti guarda.

Il tre ruote di zio Antonio, detto “cuotticulu” fila via in mezzo alla strada brecciata facendo ballonzolare le galline.

C’è un solo bar ed è chiuso, le porte d’alluminio serrate, una scritta degli anni ‘70 che dice – Vinci al Totocalcio-. Quando entri ti servono un caffè preparato con la macchinetta sui fornelli a gas. Il locale funge anche da negozio di abbigliamento, alimentari e salumeria, ma l’unica cosa che realmente vendono è la birra Peroni da 66 cl ai contadini e agli operai. Foto di santi e di parenti attaccate al muro, crocifissi, pavimento incrostato, puzza di sudore, mosche che ronzano in giro e un vendilatore che pende dal soffitto. Lungo la strada più in fondo, ci sta l’aputèa di zia Maria, detta “la zoppa”, che è lì dentro dal 1965. Sta dietro un grosso bancone di legno e cuce vestiti e ha varie stoffe grigie, bianche e nere sugli scaffali. Se un tempo anche lei aveva una famiglia, adesso i suoi figli sono emigrati al nord, suo marito è morto, magari un tempo aveva anche qualche cliente; nonostante ciò sta lì dentro da 40 anni , immobile, inerte come la valle, e trascorre lì le sue feste di pasqua, di Natale e di capodanno: si è matta, ma forse il più matto sono io che mi ostino a restare qua a parlare con i morti.

C’è sempre un po’ di vento qui e qualche pala eolica, c’è anche una vecchia ferrovia abbandonata, in malora.

Un residuo di ferraglie costruite dai borboni e completate nel 1875, il treno per l’aldilà, il treno degli spiriti, il treno per andare a fanculo all’inferno: Avellino – Rocchetta Sant’Antonio(FG), che i nostri nonni un tempo utilizzavano per andare a Foggia alla volta del nord.

Percorro stazione per stazione in cerca di qualcosa, forse una risposta, forse un contatto con i miei avi morti, e osservo con gli occhi sbarrati. Ecco dove finisce la gente quando muore: alla stazione di Cairano, da qui qualcuno ha coniato il termine “Cairanizzazione” = spopolamento.

Se sali in paese mancano i bambini, mancano gli adolescenti, mancano i giovani e gli adulti; sono rimasti solo i vecchi, seduti agli scalini dei loro portoni, che masticano liquirizie e tornano indietro frugando nella memoria. Cairano è su un monte esposto ai venti, anche Nusco è su un monte e anche Sant’Angelo, e altri paesi. Tutti hanno i segni dell’antico, e tutti sono segnati dal terremoto del 1980 che li ridusse a polvere, e c’è ancora un alone di morte per le strade, e sono frequenti le processioni che portano in giro la Madonna, sant’Antonio e san Rocco, con le donne anziane con i loro rosari in mano che cantano, pregano e si lamentano e si disperano, e ravvivano quasi il paese i funerali, che mettono assieme tutta la gente del paese, in coda per andare a dare le condoglianze nella piazzetta di San Donato (a Nusco). I paesi addormentati nella loro amarezza, somigliano a delle antiche tribù, li strazzaguanti, li pignatari, li cucuzzari, li mangiafrisuli, l’ annigliati. Non fare mai affari con un santangiolese, si dice, che sono traditori, e appunto strazzaguanti; li pignatari di Nusco per via dei loro vasi di terracotta, li cucuzzari che vendevano cocozze a bordo dei camion, li mangiafrisuli che pensano solo alle castagne.

Passano le giornate a sfottersi tra di loro, bastardi; nei bar a giocare a carte, a bestemmiare in mezzo ai denti, a inventare fastidiosi nomignoli per i compari, a inventare assurde storielle cattive da raccontare giusto per il gusto di schernire, così pascolano in mezzo a questi altopiani: attaccabrighe, rancorosi e bastardi.

Ebbene , io giro sulla mia Fiat Panda e lotto contro i mulini a vento e mi sento un guerriero, salvo ricredermi 3 secondi dopo, e probabilmente andrò via anche io per sempre, come tutti gli altri.

Come zia Maria che sta in Argentina, come zio Francesco che sta in Belgio, come come zio Michele che sta in America, come tutti gli altri che stanno in Svizzera, in Francia, in Australia.

E come non amare la tua terra, amara e bella, quando sei lontanissimo e sei uno straniero…

di Luigi Capone

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